La sperimentazione del trattamento di ricostituzione in-situ, iniziata con la semina del mais e proseguita con il frumento duro, ci ha consentito di seguire l’andamento di alcuni importanti parametri chimico-fisici del suolo confrontando suolo naturale e suolo ricostituito
I terreni naturali oggetto della prova di trattamento in-situ a causa della loro elevata frazione fine, della scarsità di sostanza organica presentano caratteri fisici tipici di un terreno degradato: scarsa stabilità di struttura, scarsa porosità, formazione di croste e bassa permeabilità superficiale.

Tale caratteristiche sono risultate molto evidenti durante le prove sperimentali, soprattutto a seguito degli eventi piovosi anche ingenti, come quelli del maggio 2024, che hanno causato, nei terreni naturali la formazione di una crosta superficiale di spessore parecchi mm. Al contrario, nelle tesi ricostituite queste croste non si sono osservate e il terreno appariva, dopo le piogge, sensibilmente diverso rispetto al naturale, con una struttura e permeabilità molto migliorate.
L’osservazione attraverso l’apertura di minipit delle diverse tesi a confronto ha confermato queste differenze mostrando la diversa struttura dei suoli.


La sperimentazione rivolta alla ricostituzione in-situ e i suoi effetti fisici sul terreno offrono ulteriori conferme e aprono indirizzi specifici per il recupero di tutti quei suoli che mostrano caratteri fisici tipici di un suolo con struttura degradata.


